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Massim. ~ sabato, 19 aprile 2008 ~
16:02
Si erano lasciati il 5 aprile del 2006. Zero a zero con l’Arsenal dopo lo 0-2 dell’andata. Ancora non si parlava di Calciopoli quando la Juventus di Fabio Capello usciva dalla Champions League per la seconda stagione consecutiva ai quarti di finale. Due anni dopo Del Piero e compagni sono ormai molto vicini al ritorno nella competizione che li ha sempre visti in campo dal 1994, primo anno di Lippi, fino al 2006, l’annata della retrocessione d’ufficio. Per celebrare il ricongiungimento manca ormai pochissimo, basta vincere domenica a Bergamo, ovvero, come dice Ranieri, «basta completare l’ultimo pezzo di curvone, e poi vedremo il rettilineo». Servono tre punti con l’Atalanta, ma occorre anche che la Sampdoria non vada oltre il pareggio contro l’Udinese, in una sfida che è uno spareggio per l’Europa.
Per i tifosi la Juve è già tornata a casa. L’hanno urlato mercoledì sera dopo la vittoria contro il Parma, celebrando Ranieri, l’uomo che ha pilotato il rientro nel calcio dei vip. Con molti meriti e un po’ di fortuna. Se non sarà domenica, comunque è scontato che succederà come auspicato da chi lavora da tempo al progetto. «Festeggeremo soltanto a fine campionato» ha ammesso ieri un giocatore prudente e modesto. Mentre in società l’accesso alla Champions attraverso i preliminari di metà agosto non viene accolto come un evento di tale straordinaria portata da meritare caroselli nel centro di Torino. E’ il pragmatismo della nuova Juve che trionfa. Questo dovevamo fare e questo abbiamo fatto.
Si chiude per sempre l’epoca di Calciopoli, resterà un ricordo la trasferta a Crotone, già parzialmente emendata dal ritorno in serie A, prima tappa della definitiva restaurazione. Ranieri è pronto a infilarsi nel solco degli allenatori che l’hanno preceduto tenendo la Juve nel Gotha del calcio europeo. Lui di Champions ha un’esperienza che sa di beffa. Con il Chelsea arrivò fino alla semifinale e si fece eliminare dal Monaco di Deschamps. Quella doppia sfida non figura nel suo ancora scarno palmarès, ma resta comunque una tappa significativa. Adesso proverà a fare meglio con la Juve, anche se il primo impatto non sarà facilissimo. Innanzitutto c’è lo scoglio dei preliminari che tennero sulle spine anche Capello quando nel 2004 rischiò contro i modesti svedesi del Djurgaarden. Poi, eventualmente, la fase a gironi, che porterà nella cassaforte bianconera 12-13 milioni dall’Uefa, e richiederà per contro robusti investimenti che colmino in parte il gap fra la Juve e le altre rivali.
Se passiamo in rassegna i più importanti campionati del Vecchio Continente, sembra che il tempo si sia fermato. Soltanto la Juve era uscita di scena. Le altre squadre che prenderanno parte alla prossima edizione confermano il dominio delle solite note. Quando Del Piero e compagni hanno salutato la Champions imperversavano Manchester United, Arsenal, Bayern Monaco, Real Madrid. Domani, con il recupero dei tedeschi, suonerà più o meno la stessa banda. Le new entry ridotte al minimo, il paradosso è che saranno proprio i bianconeri a essere accolti come nuovi adepti. Senza sconti.
Per non sgomitare nelle retrovie, la società dovrà irrobustire un gruppo che ha coscienza della necessità di migliorare. «Servono due, tre campioni» sostengono i leader bianconeri dal giorno in cui la Champions ha smesso di essere un sogno per diventare una quasi certezza. E la società in questa direzione sta operando. Il primo tassello è quasi a posto: Amauri è certamente un puntello molto prezioso, anche se privo di esperienza internazionale. Troverà il sostegno di chi l’Europa l’ha perlustrata per anni e da dopodomani potrebbe di nuovo cominciare a fantasticare le tappe di un nuovo-vecchio tour. Ovviamente dovrà essere adeguato alle nuove esigenze anche lo stadio. Il piccolo Olimpico ha ottenuto il generoso ok dell’Uefa, ma dovrà migliorare le sue infrastrutture. A cominciare dai servizi igienici (attualmente ce ne sono pochi e mal distribuiti tra uomini e donne), per arrivare all’area ospitality dedicata agli sponsor.
(articolo di Fabio Vergnao su La Stampa)
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